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Scuola Wado Ryu Karate Andora
Scuola Wado Ryu Karate Andora
Comune di Andora - Assessorato allo sport
MAESTRO: "Internazionale WIKF" "Federale FIJLKAM" ILARIO SIMONETTA

Direttore Tecnico: MAESTRO
CELESTINO CLAUDIANO
NON TUTTI SANNO...

WADO RYU
Letteralmente: “Via della Pace”.
Il Wado Ryu, fondato nel 1934 dal Maestro HIRONORI OHTSUKA, è uno dei numerosi stili in cui si articola la disciplina del Karate.
Rappresenta uno dei migliori risultati dell’evoluzione – modernizzazione del Karate e della sua contestuale integrazione con la cultura occidentale.
I suoi caratteri di maggior innovazione possono essere così sintetizzati:

Attuazione del principio di flessibilità
secondo cui, anziché opporre resistenza alla forza antagonista, la si asseconda attraverso schivate, sbilanciando l’avversario, scoordinandolo e sfruttando la sua stessa energia;

Essenzialità delle tecniche
per ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo;
Posizioni raccolte, ma più alte
e, quindi, meno statiche;

Costante ritorno del pugno e del piede dopo attacchi e parate
per permettere maggior agilità;

Padronanza della respirazione e della muscolatura
per consentire maggiore fluidità e risparmio di energia.

KARATE – VALENZA FORMATIVA
La vita moderna, mentre da un lato offre a giovanissimi ed adulti modelli di vita improntati all’azione ed al dinamismo esasperato, dall’altro impone di fatto la sedentarietà: ore davanti alla TV ed ai videogame per i più piccoli; giornate intere alla scrivania o davanti al computer per i più grandi.
Il problema, denunciato in ogni forma, è ormai conosciuto da tutti, così come la soluzione: necessità di attività fisica a scuola (prima) e in palestra (durante e dopo).
Ciò che non tutti sanno è che il Karate costituisce, in ogni età e particolarmente in quella giovanissima, una delle più adeguate “cure” a questo “male”.
Infatti, se è vero che molte delle sue tecniche richiedono prevalentemente l’uso degli arti inferiori e superiori, è anche vero che altrettante necessitano dell’azione di tutto il corpo.
Si tratta, dunque, di uno sport completo, che permette di ovviare all’ANALFABETISMO MOTORIO dei nostri tempi, insegnando, agli atleti che lo praticano, il proprio vastissimo ALFABETO DI MOVIMENTO.
Inizialmente, con una formazione generale e, successivamente, con una più particolareggiata, l’atleta può sviluppare quelle capacità coordinative, condizionali e di mobilità che costituiscono le basi su cui poggiare ogni attività motoria.
Risulta,quindi, comprensibile come l’attività del karateka, particolarmente adatta ai bambini, permetta loro l’evolversi di quelle capacità fondamentali che, superata “l’età sensibile” (7 - 11 anni), risulterebbero solo parzialmente recuperabili, con notevole limitazione allo sviluppo di abilità più complesse (quali, ad esempio, quelle necessarie per praticare sport a livello agonistico) e carenza di funzioni sensoriali – percettive – motorie essenziali, per giostrarsi abilmente nelle varie situazioni imposte dall’ambiente circostante.
  
SPORT DI COMBATTIMENTO
Comportamenti accettabili

Il timore che l’attività in questione metta a repentaglio l’incolumità fisica di chi la pratica e determini lo sviluppo di aggressività e violenza, spesso dissuade dalla “tentazione” di intraprendere o di lasciare intraprendere ai propri figli sport di combattimento come il Karate.

“NULLA DI PIU’ SBAGLIATO”.
Il Karate, in particolare, è un costante esercizio di autocontrollo e misura.
Vigile in ogni momento di attività è il PENSIERO, che non lascia posto all’istinto e alla furia, né nella fase di apprendimento in coppia (ad esempio, mediante simulazione di situazioni – tipo di attacco e difesa), né in quella di combattimento in gara (Kumite).
A tal fine, in sede di allenamento, vengono curati costantemente lo studio della distanza,la misura della potenza del colpo, il controllo del gesto anche se rapido.
Si pone alla sommità di tutto la salute, l’incolumità fisica e la dignità umana, facendo rispettare un sistema di regole che, dettato dalle Federazioni Sportive, codifica le azioni consentite e quelle non consentite, i comportamenti conformi agli obbiettivi e ai valori sportivi e quelli non conformi.
Si sanzionano le trasgressioni secondo i dettami delle Federazioni medesime.
Si insegna a concepire il combattimento non più come momento di sopraffazione di un “nemico”, a cui dimostrare la propria superiorità fisica, ma come occasione di aiuto, esame e confronto con il partner (il compagno di allenamento o l’antagonista in gara) in termini di abilità e capacità.

COLLABORAZIONE E AFFIDAMENTO
Il fatto che il Karate non sia uno sport di squadra può trarre in inganno e far pensare che esso non stimoli i rapporti con gli altri o, addirittura, li ostacoli, inculcando nell’atleta una concezione di sé quale singolo contro tutti, costantemente presentati come avversari a cui dimostrare la propria potenza, capacità ed abilità.
In realtà, si tende a favorire l’instaurazione  di un rapporto di collaborazione e affidamento tra compagni di allenamento che stimola la socializzazione, con notevole funzione educativa.
Quanto sopra sta alla base dell’allenamento di giovanissimi ed adulti INDISTINTAMENTE.
Ovviamente, le modalità adottate per raggiungere il fine saranno adeguate all’età. Ecco, allora, che per i più piccoli si farà maggiormente leva sul gioco (anche di gruppo) nella sua qualità di momento di socializzazione ed educazione per eccellenza (la pratica dell’attività ludica è il primo modo per imparare a stare in gruppo e a rispettare delle regole). Per i più grandi, invece, si farà maggiormente affidamento sul momento di riflessione sull’attività svolta.
Altri accorgimenti verranno, invece, adottati con tutti.
Si curerà lo sviluppo dell’autocontrollo che comporterà reciproco affidamento e, di riflesso, maggiore predisposizione alla serena sperimentazione di nuove situazioni motorie, anche vicine ad intensità limite pari a quella di gara.
Si varierà spesso il compagno di allenamento per permettere di socializzare con tutti, ma, soprattutto, di modificare le situazioni – stimolo e sviluppare così un’adeguata capacità di adattamento a diverse condizioni d’azione.
Si sottolineerà, in tal modo, l’indispensabile collaborazione del partner per superare i propri limiti e progredire nell’acquisizione delle abilità specifiche; cosa che comporta l’instaurazione di un rapporto di solidarietà e cooperazione, che difficilmente si incrinerà quando il compagno di allenamento diverrà antagonista in gara.

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